2 GIUGNO

1882                            2000

 

NUMERO UNICO A CURA DELLA SOCIETA' CONSERVATRICE DEL CAPANNO GARIBALDI 

DI RAVENNA 

 

Ricordo del socio Edgardo Bendandi

 
 

Edgardo Bendandi era nato nel 1925 a Ragone (Ravenna), da una famiglia di onesti lavoratori di origine e tradizioni repubblicane.

Ragazzo di straordinaria intelligenza e volontà aveva manifestato la decisa intenzione, dopo le Scuole Tecniche, di continuare gli studi, anche se le ristrettezze economiche della famiglia e la distanza dalle sedi scolastiche gli eran ben note e ben conoscesse tutte le difficoltà che avrebbe incontrato. Da San Pancrazio di Russi dove la sua famiglia si era, nel frattempo, trasferita si recava in bicicletta tutte le mattine presso la sede dell'Istituto per Geometri di Ravenna, percorrendo parecchi chilometri di strada, fangosa d'inverno e polverosa d'estate.

Nel 1944, mentre le bombe cadevano su Ravenna, davanti ad una commissione che pretendeva comunque dagli allievi adeguata ed accurata preparazione, otteneva il diploma di geometra con ottima votazione, che fu fra le migliori.

La politica, nonostante la giovane età lo aveva già preso e subito fu notato questo giovane attento ed intelligente.

Nel settembre del 1943 a Godo presso la casa di un repubblicano di sicura fede, quella di Attilio Menotti, conosciuto nella zona col soprannome di Spadaren, insieme a pochi altri amici fondò il Partito Repubblicano nel Comune di Russi; ricordiamo che un figlio di Attilio Casadio, Menotti fu catturato da militi delle Brigate Nere nel settembre del 1944, e, per punire la militanza politica del padre, fu barbaramente trucidato.

Questo fatto e questa esperienza incisero, anche per il futuro, sulla personalità di Edgardo radicando in lui la coscienza che tolleranza e democrazia costituiscono un nesso inscindibile, e la forza della buone idee è l'elemento fondamentale che deve guidare sempre la ragione ed il comportamento dell'uomo.

Subito dopo il passaggio del fronte fece parte del locale Comitato di Liberazione di San Pancrazio, distinguendosi per la fermezza del suo comportamento contro chi voleva fare vendetta, per torti subiti durante il ventennio.

Edgardo volle in maniera decisa che a violenza non si rispondesse con la violenza; San Pancrazio visse così una stagione tranquilla e l'unico fatto di sangue non fu dovuto, con assoluta certezza, come egli amava puntualizzare, ad elementi locali. In quel lontano 1944 nacque e si consolidò sempre di più la fiducia dei Repubblicani ed il rispetto di tutti nei suoi confronti. Ma la professione, che era sempre stata il suo sogno di ragazzo, lo attraeva con grande forza e presto sia nell'azienda dove si era occupato che nel suo studio privato ebbe il modo di fare conoscere le sue qualità di tecnico capace, preparato, aggiornato e soprattutto onesto.

Nominato assessore nel 1960 presso l' Amministrazione Comunale di Russi, proprio negli anni nei quali il P.R.I. era attraversato da contrasti insanabili che portarono intorno al 1963-1964 a scissioni, egli fu invitato in un momento così critico da entrambe le fazioni a rimanere al suo posto sino alla fine della legislatura, avendo la fiducia e la stima di tutti.

Ma la faziosità non era propria del suo animo, ed in quel momento di aspre passioni egli si ritirò dalla politica attiva, senza aderire però mai ad alcun movimento o ad altro partito perchè egli era e sempre rimase aderente alle idee del suo Maestro Giuseppe Mazzini.

Poi nel 1980 quando gli animi si furono calmati, e le divisioni, dettate soprattutto da incomprensioni personali, si furono sanate, cedendo alle sollecitazioni degli amici ritornò nell' Amministrazione Comunale di Russi, nonostante fosse nel frattempo divenuto il direttore responsabile della grande azienda dove lavorava e il suo lavoro privato di geometra lo impegnasse a fondo.

Nel 1985, indicato con decisione unanime degli iscritti del suo Partito, accettò l'incarico di sindaco a Russi, e ne/lo stesso tempo abbandonò volontariamente la sua attività privata, nonostante la chiusura dello studio gli arrecasse un grave danno economico e senza nessuna imposizione da parte di alcuno, ma solo rispondendo al dettato della coscienza che imponeva che sulle sue scelte di sindaco non ci fosse neppure l'ombra del dubbio dell'interesse privato. Tale era l'uomo e molte e sagge furono le delibere e gli atti della sua amministrazione che portarono ad assicurare un ottimo sviluppo a Russi, e nonostante che la Giunta fosse tutt'altro che facile in quanto era una delle prime amministrazioni che vedeva insieme Repubblicani e Comunisti.

Memorabile rimase la sua disponibilità ad ascoltare e ricevere i cittadini che si recavano presso il suo studio di sindaco dove era sempre presente, dall'alba al tramonto. Chi poi voleva incontrarlo a casa sua, era sempre ben accetto. Ma non si lasciò mai andare a violazioni di norme e leggi per favorire singoli interessi, perchè troppo alto era il senso di giustizia e di uguaglianza di diritti fra i cittadini, che gli erano connaturali.

Quando nel 1990 terminò l'incarico di sindaco, egli non volle avere altre cariche ne ritornò a svolgere l'attività professionale nonostante nessuno, almeno localmente, avesse la sua competenza, la sua professionalità in campo edilizio e nessuno più di lui conoscesse il territorio, le leggi che lo regolavano; ma non per questo la sua preparazione andò perduta perchè la porta della sua casa era sempre aperta a chiunque avesse bisogno di un consiglio, di un parere e soprattutto era aperta ai giovani tecnici che sentivano il bisogno di consultarlo. Il nipotino Andrea che nel frattempo era nato, e cresceva sveglio e vivace, era suo ospite quasi in permanenza ed era divenuto la sua ragione di vita; a lui era tutto permesso, rovistare fra le pratiche tutte sempre in ordine rigoroso, giocare con i francobolli dopo averli tolti dagli album dove erano conservati (perchè Edgardo era anche un appassionato e competente filatelico e di un circolo filatelico fu per molti anni presidente). Mentre per gli amici non aveva segreti, era comunque sempre molto riservato, addirittura scontroso, quando doveva parlare della sua famiglia; aveva della famiglia il concetto mazziniano di isola dove l'uomo trova conforto e rifugio nelle difficoltà della vita. Addirittura parlava con disagio e ritrosia, con chi si complimentava per i progressi nella professione del figlio Piercarlo, ottimo medico a Ravenna.

Così, passava gli ultimi anni della vita, partecipando attivamente alla vita politica, senza voler incarichi, ma per portare un contributo di saggezza e soprattutto per occuparsi della Cooperativa Pensiero e Azione, che aveva creato con pochi altri amici, e della quale era presidente sempre rieletto per decisione unanime dei soci. Anche in questo campo egli dimostrò le sue capacità di amministratore, lungimirante, onesto, preparato, capace; e molte energie dedicò per parecchi anni alla Società Conservatrice del Capanno Garibaldi della quale fu intelligente e so!erte amministratore.

La morte lo colse il 25 marzo 1999 quando sentiva che poteva dare ancora molto agli altri; l'ultima lunga malattia, progressiva e dolorosa, lo faceva molto soffrire, ma, con la fermezza che gli derivava dai suoi mazziniani principi, era da lui affrontata con la serenità di chi sa che nulla ha da rimproverarsi.

Riceveva gli amici, che vedendolo sofferente si rattristavano per il suo stato di salute precario, e addirittura li incoraggiava, sempre conscio del destino ultimo che è proprio di tutti gli uomini.

Nell'ultima lettera che scrisse al sottoscritto, pochissimi giorni prima della scomparsa, Edgardo ricordava l'impegno che era necessario perchè le manifestazioni del centocinquantenario della "trafila" avessero successo e l'unico suo rimpianto era quello di non potere partecipare, come avrebbe desiderato, al lavoro di preparazione.

Poi il momento della scomparsa, circondato dall'affetto dei famigliari e dal dolore degli amici più cari, i quali certamente lo ricorderanno sempre con riconoscenza ed affetto, e non mancheranno di portare un fiore sulla sua modesta tomba a San Pancrazio, nel tranquillo cimitero di campagna dove riposa con i suoi genitori, all'ombra delle mura di una chiesa millenaria, nello stesso luogo dove era fiorita la bella leggenda delle Beate di Russi, Margherita Molli e Gentili Giusti.

Girolamo Fabbri 

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