| 2 GIUGNO 1882 2000 |
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| NUMERO UNICO A CURA DELLA SOCIETA' CONSERVATRICE DEL CAPANNO GARIBALDI DI RAVENNA |
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Ricordo del socio Edgardo Bendandi |
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| Edgardo Bendandi era nato
nel 1925 a Ragone (Ravenna), da una famiglia di onesti lavoratori di origine
e tradizioni repubblicane. La
politica, nonostante la giovane età lo aveva già preso e subito fu notato
questo giovane attento ed intelligente. Questo fatto e questa esperienza incisero, anche per il futuro, sulla personalità di Edgardo radicando in lui la coscienza che tolleranza e democrazia costituiscono un nesso inscindibile, e la forza della buone idee è l'elemento fondamentale che deve guidare sempre la ragione ed il comportamento dell'uomo. Subito
dopo il passaggio del fronte fece parte del locale Comitato di Liberazione
di San Pancrazio, distinguendosi per la fermezza del suo comportamento
contro chi voleva fare vendetta, per torti subiti durante il ventennio. Nominato
assessore nel 1960 presso l' Amministrazione Comunale di Russi, proprio
negli anni nei quali il P.R.I. era attraversato da contrasti insanabili
che portarono intorno al 1963-1964 a scissioni, egli fu invitato in un
momento così critico da entrambe le fazioni a rimanere al suo posto sino
alla fine della legislatura, avendo la fiducia e la stima di tutti. Poi nel 1980 quando gli animi si furono calmati, e le divisioni, dettate soprattutto da incomprensioni personali, si furono sanate, cedendo alle sollecitazioni degli amici ritornò nell' Amministrazione Comunale di Russi, nonostante fosse nel frattempo divenuto il direttore responsabile della grande azienda dove lavorava e il suo lavoro privato di geometra lo impegnasse a fondo. Nel 1985, indicato con decisione unanime degli iscritti del suo Partito, accettò l'incarico di sindaco a Russi, e ne/lo stesso tempo abbandonò volontariamente la sua attività privata, nonostante la chiusura dello studio gli arrecasse un grave danno economico e senza nessuna imposizione da parte di alcuno, ma solo rispondendo al dettato della coscienza che imponeva che sulle sue scelte di sindaco non ci fosse neppure l'ombra del dubbio dell'interesse privato. Tale era l'uomo e molte e sagge furono le delibere e gli atti della sua amministrazione che portarono ad assicurare un ottimo sviluppo a Russi, e nonostante che la Giunta fosse tutt'altro che facile in quanto era una delle prime amministrazioni che vedeva insieme Repubblicani e Comunisti. Memorabile rimase la sua disponibilità ad ascoltare e ricevere i cittadini che si recavano presso il suo studio di sindaco dove era sempre presente, dall'alba al tramonto. Chi poi voleva incontrarlo a casa sua, era sempre ben accetto. Ma non si lasciò mai andare a violazioni di norme e leggi per favorire singoli interessi, perchè troppo alto era il senso di giustizia e di uguaglianza di diritti fra i cittadini, che gli erano connaturali. Quando
nel 1990 terminò l'incarico di sindaco, egli non volle avere altre cariche
ne ritornò a svolgere l'attività professionale nonostante nessuno, almeno
localmente, avesse la sua competenza, la sua professionalità in campo
edilizio e nessuno più di lui conoscesse il territorio, le leggi che lo
regolavano; ma non per questo la sua preparazione andò perduta perchè
la porta della sua casa era sempre aperta a chiunque avesse bisogno di
un consiglio, di un parere e soprattutto era aperta ai giovani tecnici
che sentivano il bisogno di consultarlo. Il nipotino Andrea che nel frattempo
era nato, e cresceva sveglio e vivace, era suo ospite quasi in permanenza
ed era divenuto la sua ragione di vita; a lui era tutto permesso, rovistare
fra le pratiche tutte sempre in ordine rigoroso, giocare con i francobolli
dopo averli tolti dagli album dove erano conservati (perchè Edgardo era
anche un appassionato e competente filatelico e di un circolo filatelico
fu per molti anni presidente). Mentre per gli amici non aveva segreti,
era comunque sempre molto riservato, addirittura scontroso, quando doveva
parlare della sua famiglia; aveva della famiglia il concetto mazziniano
di isola dove l'uomo trova conforto e rifugio nelle difficoltà della vita.
Addirittura parlava con disagio e ritrosia, con chi si complimentava per
i progressi nella professione del figlio Piercarlo, ottimo medico a Ravenna. Girolamo
Fabbri |
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