2 GIUGNO

1882                                   2004

 

NUMERO UNICO A CURA DELLA SOCIETA' CONSERVATRICE DEL CAPANNO GARIBALDI DI RAVENNA  

Dedicato a Edgardo Bendandi il parco pubblico di S. Pancrazio

  Intervento commemorativo di Paolo Barbieri

Signore, Signori, Sig. Sindaco, convenuti tutti, in apertura di questo nostro incontro vorrei anzitutto ringraziare il Sindaco Daniele Bolognesi per l'alto onore che mi ha concesso consentendomi, in questa sede, di tracciare un breve profilo della meritoria persona che andiamo a ricordare. So benissimo che altri avrebbero avuto maggiore titolo e sono loro grato per non essersi proposti. Edgardo Bendandi era uno di Voi, nato a S. Pancrazio da onorata famiglia le cui condizioni economiche erano, come allora in molte famiglie, non agiate, fu in grado di studiare fino al diploma di geometra per merito dei suoi genitori che si sacrificarono all'estremo, di una sua zia che gli prestava, salvo restituzione a risultato ottenuto quanto occorrente per libri e cancelleria. Per merito suo studiò in queste condizioni difficili, trovando anche il tempo per fare le campagne bieticole o altro per recuperare un minimo vitale. Aveva un carattere forte con idee chiare, temprato ulteriormente da quelle condizioni. A Ravenna, dove si recava per gli studi, incontrò persone che la pensavano come lui.
Le sue origini repubblicane ebbero qui modo di svilupparsi al cospetto di altri suoi amici. Frequentò il salotto di Pietro Bondi (ubicato fra l'attuale Via Guerrini angolo Via Gardini) e lì incontrò Arnaldo Guerrini, Marino Pascoli, Cesare Orioli e tutti gli altri che con Bondi rappresentavano l'opposizione al regime. Questo gli procurò una segnalazione negativa alla Questura. Diventò partigiano nella "14° Compagnia Garibaldi", passò il periodo che dall'8 settembre '43 al 25 aprile '45 (considerato tra i più crudi del nostro recente passato), vivendo quasi sempre in clandestinità assieme ai Secondo Bini, Renzo Zannoni, Domenico Schiavina e tanti altri, agli ordini di Jules Minguzzi.

Altro personaggio da valutare e considerare per i suoi incommensurabili meriti. Finita la guerra la sua prima necessità fu quella di trovare una occupazione, ma non si fermò certo a gloriarsi per quanto fatto, che è andato bene oltre il suo dovere. A San Pancrazio l'attività che più si addiceva alla sua professione era presso l'Impresa Silvestroni e fu qui che iniziò, partendo da semplice impiegato fino a divenire poi il Direttore della ditta e primo collaboratore dei titolari.

La sua passione politica non era però accantonata e nei primi anni '60 trovò il tempo per fare per un mandato, l'Assessore presso il Comune di Russi. Le diatribe interne al PRI di quegli anni lo consigliavano poi di non ripresentarsi in quanto amico di Pacciardi, simpatizzante  massone (anche se allora non aderente) e in considerazione al ruolo professionale che ricopriva.

Il Presidente dott. Nevio Baldisserri si avvaleva della sua collaborazione in diverse circostanze in occasione degli investimenti che andavano a realizzare. Ebbe con Baldisserri un rapporto diretto e di estrema fiducia, anche per la comune militanza in loggia, che lo porterà nel 1977 ad affiancarlo come Vice Presidente e nel 1979 a subentrargli. Ho conosciuto Bendandi nel 1978 quando con Baldisserri vengono al PRI per gettare un ponte per riportare i repubblicani nella Cooperativa Pensiero e Azione. Si trattava di far nascere anche le condizioni per un rientro nel PRI dei fuoriusciti e considerare chiusa le vicende di avversità  durata oltre tre lustri. Questo in vista del rientro nel PRI di Pacciardi.

La Direzione del PRI Provinciale concordò con questo disegno e come primo atto  venne allargato il Consiglio della Cooperativa Pensiero e Azione introducendovi allora due giovani che nella fattispecie erano il sottoscritto e l'Avv. Gustavo Raffi (questo anche in rappresentanza della massoneria). Fino dai primi momenti ebbi con Lui una vena di simpatia tant'è che nel breve volgere di un esercizio divenni il suo riferimento per le questioni economiche e finanziarie. I risultati a cui Bendandi portò la Cooperativa furono ottimi anche perché era riuscito a dare a molti un ruolo ottenendo così la maggiore produttività (ricordando che si tratta sempre di volontariato).

A molti che hanno vissuto la vita della Cooperativa di questi tempi, verranno subito alla mente le figura di Jader Menghi e di Pietro Kraigher, anch'essi particolarmente impegnati per il buon esito della gestione. Con l'inizio degli anni '80 Edgardo Bendandi sentì di nuovo il richiamo della politica ed entrò nella giunta che aveva come Sindaco il Geom. Pellegrino Montanari (già Vice Comandante generale della 28Q Brigata Garibaldi).

Il suo incarico fu di Assessore alla Polizia Municipale e Lavori Pubblici. In considerazione del fatto che era ancora impegnato nel lavoro e la ditta attraversava un momento difficile, diradava la sua presenza in Cooperativa, ma nonostante questo, con informazioni costanti, riusciva ugualmente a dirigerla con la sua personalità e il suo carisma. Finito il mandato da Assessore si ricandidava e sostituiva nel ruolo di Sindaco il dimissionario Montanari.

La dedizione che metteva nel ricoprire il ruolo di primo cittadino del Comune di Russi non voglio esprimerla io, gliela riconoscete Voi oggi, in questa cerimonia così come non mancano tanti altri esempi. Ritornò poi in cooperativa Pensiero e Azione con maggiore presenza al suo ruolo di Presidente. Chiamò a se APRA (Associazione Partigiani Ravenna), la Fratellanza Garibaldina, L'AMI (Associazione Mazziniana Italiana) e la società Conservatrice del Capanno Garibaldi.

Aveva perfettamente capito che per i partiti, intesi in senso tradizionale, non spirava buon vento ma voleva tenere attorno a sé, da vero capo, i movimenti storici ed ideologici perché sapeva che era di lì che si poteva poi ripartire. Ben presto entrò nei Consigli di tutte queste organizzazioni, dispensò spirito organizzativo e buon senso, e le voleva fare crescere. Era mazziniano in tutto e non voleva mollare. La sua indole poi era quella delle persone che sono portate a mediare, doveva sempre trovare con tutti un punto di contatto, interpretava la "tolleranza mazziniana" fino al suo limite massimo.

Le persone lo cercavano e Lui era sempre disinteressatamente disponibile. Questo era Edgardo Bendandi, sicuramente un uomo vero, certamente un grande e nei nostri progetti un giorno ne rivisiteremo la figura. Non ho voluto parlare fino a ora della sua famiglia, lasciatemi fare un cenno a volo d'uccello sulla sua Annamaria, adorata moglie sempre presente al suo fianco e sempre ascoltata e i suoi figli Pier Carlo e Marella.

Quando parlava di loro si illuminava, era orgoglioso e li vedeva ben proiettati nel futuro. Quando ebbe il suo primo nipote durò una settimana ad offrire e così credo abbia fatto per gli altri che è riuscito a conoscere. Ho voluto fare un semplice accenno per significare che ha sempre avuto chiaro la ideologia, la politica, la famiglia ed è sempre riuscito a dare a ognuna il giusto ruolo. La Cooperativa Pensiero e Azione le aveva scritto, Sig. Sindaco, per ottenere un tangibile ricordo della figura di Edgardo Bendandi

Lei l'ha concesso e direi che - a mio avviso - ha anche ben individuato il "cosa". Un parco pubblico infatti è un luogo di serenità e di meditazione, due doti di cui il nostro festeggiato era ricco. Grazie a nome mio, della Cooperativa e credo di poter dire anche della Comunità di San Pancrazio che così ha un'occasione in più per inserirlo fra i suoi figli che le hanno dato lustro".
S. Pancrazio 11/01/04

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