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Nella
seconda guerra mondiale, uomini e donne ebrei, anche della Palestina,
lottarono al fianco degli eserciti alleati per liberare l’Italia dai
nazi-fascisti. Altri ebrei italiani (oltre 1000) come Emanuele Artom, Primo
Levi, Emilio Sereni, Umberto Terracini, Leo Valiani (tra i più noti)
parteciparono alla lotta politica e alla resistenza antifascista, in
montagna e nelle città. Gli Ebrei più attivi nella lotta politica erano
iscritti al Partito d’Azione e al Partito Comunista Italiano; molti di loro
fecero parte delle formazioni “Giustizia e Libertà” e “Garibaldi”.
Ricorderemo che il grande scrittore torinese Primo Levi, giovane partigiano
tra le file di Giustizia e Libertà, fu arrestato in Val d’Aosta il 13
dicembre 1943 e, come ebreo, venne inoltrato al campo di raccolta di Fossoli
di Carpi (provincia di Modena) il 27 gennaio 1944. Da Fossoli fu deportato
ad Auschwitz, dove riuscì a sopravvivere dopo un lungo ed avventuroso
viaggio, narrato in due commoventi ed indimenticabili libri “Se questo è un
uomo” e “La tregua”. Alla fine del 1945, quando l’Italia riscopriva la
libertà e la democrazia, la piccolissima Comunità Ebraica Italiana,
circa 41.000 persone (meno dello 0,1% dell’intera popolazione italiana), al
momento del censimento delle famigerate leggi razziali fasciste del 1938,
iniziava a contare le sue vittime. Secondo i più recenti dati forniti dalla
Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporaneo di Milano,
ammontano a 7.049 martiri, ben il 17,2% degli Ebrei che vivevano in Italia
prima della guerra. Nell’agosto 1943 durante l’offensiva alleata, Ebrei
della Palestina sbarcarono in Italia meridionale e svolsero azioni di
soccorso alla popolazione. Collaborarono ad Anzio allo sbarco degli Alleati
(22 gennaio 1944) e alla liberazione di Roma (4 giugno 1944). Furono 26.000
ad arruolarsi, volontariamente, nelle compagnie ebraiche dell’esercito
britannico. La Brigata Ebraica partecipò alle ultime fasi della guerra in
Romagna contro le difese tedesche.
Un telegramma avvia la mobilitazione ebraica - Dall’inizio della
guerra gli ebrei di Palestina avevano chiesto di combattere i nazi-fascisti
con una loro unità ben riconoscibile; Roosevelt e Churchill accolsero le
insistenti richieste ebraiche. La decisione anglo-americana venne comunicata
con un telegramma. Fu istituita una brigata denominata Brigata Ebraica
Combattente, che operò sotto il comando di Ernest Frank Benjamin, ebreo e
militare di carriera col grado di colonnello. Fu un evento straordinario
perché era la prima forza combattente ufficiale ebraica, dopo la conquista
delle Legioni Romane della Giudea. La Brigata salpò da Alessandria d’Egitto
il 31 ottobre 1944 e sbarcò nel porto di Taranto. La divisa era
contrassegnata da un distintivo azzurro con la stella di David, giallo oro,
mentre il vessillo era bianco azzurro con al centro la stella.
Successivamente il 12 novembre 1948 questo stesso vessillo verrà adottato
dallo Stato di Israele. La Brigata Ebraica operò sotto la stretta
sorveglianza del comando britannico, che provvide anche all’addestramento
militare dei giovani volontari.
La Brigata Ebraica in Romagna - La Brigata Ebraica lasciò Fiuggi con
un lungo convoglio di camion diretti a nord. Nella prima settimana del marzo
1945 era già a Ravenna e per la precisione a Glorie, vicino al fronte sul
Senio. Il comando della Brigata Ebraica si insediò a Mezzano in una casa
contadina di Carraia Sorboli.
Durante l’inverno 1944/1945, la Brigata operò sotto il comando del generale
inglese Sir Harold Alexander, comandante in capo del gruppo di armate
alleate in Italia. Gli ebrei operarono anche nella 745ª Compagnia, nel
ferrarese per ripristinare un ponte sul fiume Po, messo fuori uso dai
tedeschi in ritirata. Le conoscenze tecniche di alcuni di loro li portò a
Cesenatico, per essere impiegati anche nel settore strategico delle
trasmissioni radio. Il battesimo del fuoco avvenne nel marzo del 1945; 96
uomini, sotto la guida del capitano Johnatan Peltz, un ingegnere fuggito
dalla Polonia nel 1935, operarono lungo il “fosso vetro” nel triangolo
Villanova-Mezzano-Alfonsine. Le battaglie più importanti si ebbero tra
Mezzano ed Alfonsine,
dove operava il Gruppo Cremona e i partigiani di Arrigo Boldrini (Bulow). La
Brigata Ebraica operò anche tra Brisighella e Riolo Terme, insieme al Gruppo
Friuli e alla Brigata Maiella. Venne poi impiegata per occupare il Monte
Ghebbio (tra Faenza e Imola), per contrastare un’offensiva tedesca. Le
perdite subite in Romagna arrivarono a 57 morti e 150 feriti; gli ebrei
venuti dalla Palestina, tutto considerato, diedero un notevole contributo
alla vittoria. Il 23 marzo la Brigata Ebraica ricevette l’ordine di
spostarsi nella zona appenninica, nella vallata del fiume Senio, e combatté
sino alle porte di Bologna, e quindi cessò il suo apporto solo alla
fine della guerra. In Piazza Garibaldi, a Ravenna, una lapide di marmo,
posta il 15 maggio 1995, ricorda gli Ebrei, assassinati dai nazi-fascisti
nella Provincia di Ravenna, e i giovani volontari della Brigata Ebraica,
caduti in terra di Romagna per la nostra libertà. |