| 2 GIUGNO 1882 2003 |
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| NUMERO UNICO A CURA DELLA SOCIETA' CONSERVATRICE DEL CAPANNO GARIBALDI DI RAVENNA |
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Maurizio
Bufalini e Luigi Carlo Farini |
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| Bufalini e Farini, due plutarchiane vite parallele? Mi si perdoni per un attimo un confronto un po' impertinente, ma Plutarco scriveva di vite anche tra loro lontanissime nel tempo e poco tra loro rassomiglianti, se non per qualche virtù positiva o qualche caratteristica negativa: l'ansia del potere, il valore militare o la capacità legislativa. In questo caso, abbiamo due contemporanei, entrambi medici, entrambi ansiosi di contribuire al progresso della medicina, ma anche di preparare il popolo italiano alla sua unificazione. Bufalini, sostenitore del metodo sperimentale fin dal 1813, precorse con il Saggio su la dottrina della vita, con tutti i limiti dei precursori, l'opera di Claude Bernard, L'introduzione allo studio della medicina sperimentale, che è del 1865, di più di cinquant'anni più tarda, ma l'insegnamento del Bufalini non fu compreso appieno, ebbe contro tutti: idealisti, positivisti e spiritualisti cattolici, con assurde accuse di eresia o d'altro, ma a sua difesa, e a continuazione del suo metodo induttivo, ci fu l'opera geniale di Augusto Murri, che lo riconobbe maestro. Il mio libro Maurizio Bufalini e Luigi Carlo Farini. Due grandi medici protagonisti del Risorgimento, Prefazione di Antonio Patuelli, ed. del Girasole, Ravenna 2002: non è riassumibile in poche parole, per cui ricorderò solo alcune cose. Bufalini partecipò ai moti del 1831 , per cui dopo il loro fallimento, l'aria che tirava a Cesena non gli era più tanto favorevole, andò medico condotto ad Osimo, e da lì venne chiamato alla cattedra di clinica medica di S. MARIA NUOVA a Firenze dove continuando il suo insegnamento, cercò di fare dello strumento universitario medico fiorentino una più moderna officina di neo dottori all'altezza dei tempi e si preoccupò sempre dell'istruzione, della preparazione dei caratteri, della pedagogia, perchè voleva che gli italiani futuri fossero miglior di quelli del suo tempo. A lui pareva che i governi fossero uno strumento fondamentale nel fornire l'esempio positivo o negativo nella formazione morale di un popolo. La corruttela nei governanti si trasferiva, egli diceva, immediatamente nei governati. L'ammonimento del Bufalini è ancora oggi fondamentale giusto e valido. Farini, alla cui conoscenza tanto si deve al russiano Domenico Berardi e al faentino Piero Zama, fu un medico coscienzioso, impegnato in studi medici ed in contributi originali di medicina sperimentale. Egli crebbe in un clima avverso allo stato pontificio (ricordiamo che fece da segretario nella rivolta del 1831 allo zio Domenico Antonio, direttore di polizia di Forlì) e la passione politica restò una costante sotterranea anche nella sua abbastanza lunga carriera medica. Medico, inizialmente a Russi, città natale, accettò poi di fare un interinato nelle Marche, a Montescudo, che si estendeva anche a Monte Colombo e Sassofeltrio. Durante quell'interinato, la sera del 31 dicembre 1834, venne assassinato a Russi suo zio Domenico Antonio dai sanfedisti, un fatto per lui sconvolgente, che lo colpì dolorosamente nel profondo del suo animo, perchè allo zio doveva istruzione, cultura e carattere. Non avrà la condotta, dov'era interino, andata a concorso, perchè si sospettava che fosse un ribelle al governo papalino. Venne allora a Ravenna dove fece libera professione, degli interinati, dove sperava di vincere una condotta, ma è sempre quel sospetto di liberalismo o di mazzinianesimo che lo fa perdere, ma egli a Ravenna conobbe Carlo Matteucci, il grande fisico e con lui, allora direttore del laboratorio chimico dell'ospedale S. Maria delle Croci, fece esperimenti sugli effetti della corrente elettrica sullo spasmo tetanico. Gli diedero la condotta a Russi e qui restò dal 1839 fino al 1843, quando il suo cospirare lo costrinse ad andare in esilio prima in Francia e poi in Toscana e poi nel Ducato di Lucca. Egli aveva cominciato a pubblicare le sue prime esperienze mediche sul Bollettino della Società medico - chirurgia di Bologna, quando era medico condotto interino a Montescudo, quando proponeva nel 1833 di unire al solfato di chinina l'acetato di morfina nella cura delle febbri intermittenti, nel 1834 completava un suo studio sulle febbri periodiche intermittenti e questi suoi primi lavori vennero in contatto con i migliori medici italiani. Egli era a Ravenna, come dicevamo nel periodo 1835-1839 e qui scrisse la biografia del Valsalva, anatomico imolese, pubblicata nelle 24 biografie d'illustri uomini romagnoli pubblicati dall'Hercolani a Forlì nel 1836. Nel 1838 comparì anche una sua biografia del botanico ravennate Giuseppe Ginanni in un'altra collana detta degli uomini illustri di tutto lo Stato Pontificio. Comparvero sul solito bollettino bolognese nel 1838 le sue osservazioni sulla pellagra, la patologia dovuta all'alimentazione a base di polenta, ed uno studio sulla cura del tetano con l'elettricità, esperienza fatta nell'ospedale di Ravenna con Matteucci. Il Farini fu medico condotto a Russi dal 1839 al 1843 e durante questo periodo scrisse sulle febbri periodiche intermittenti a Ravenna su un giornale medico veneziano. Il Farini aveva avviato un rapporto d'amicizia con il famoso Bufalini nel 1842 in occasione della richiesta di un suo consulto per la malattia che portò poi a morte il padre del Farini, farmacista di Russi. Tuttavia, da tempo Farini era schierato con le posizioni dottrinali del Bufalini, cioè con una medicina tutta sperimentale. Farini gli inviava i suoi lavori, e la stima scientifica reciproca era totale. Così, quando Farini dovette rifugiarsi in Toscana, spinto dal benevolo consiglio del Card. Amat, Qui egli scrisse, e pubblicò nel 1845, uno studio sulle questioni sanitarie ed economiche riguardanti le risaie, dove egli attentamente valutava entrambi gli aspetti e propendeva per una risaia solo quando fosse per colmata. Il Bufalini lo raccomandò poi come medico a Federico Girolamo, figlio di Girolamo Napoleone, ex re di Westfalia e fratello di Napoleone I. Assisteva ancora il napoleonide, quando Tornato il Farini in Romagna, il Bufalini provvedeva per il suo amico una condotta a Osimo, dove pure Bufalini era stato prima di essere chiamato sulla cattedra di clinica medica a Firenze. A Osimo Farini si trovò bene e nel clima di speranze suscitate dal pontificato di Pio IX ricominciò a tessere la tela dei cospiratori per l'unità d'ltalia. Il resto ben lo sappiamo: il tentativo costituzionale di Pio IX coinvolse i suoi amici Giuseppe Pasolini e Marco Minghetti, i quali subito invocarono il medico Farini a correre a Roma per curare i tanti mali d'ltalia. Il tentativo costituzionale, al quale diede tutta la sua competenza Pellegrino Rossi, era in realtà destinato a fallire per la incapacità del parlamento d'uscire da una funzione esclusivamente consultiva. Il Farini deputato insieme ad altri ravennati con Giuseppe Pasolini e Marco Minghetti nel governo, fu poi coinvolto nella direzione della cosa publica, responsabile, nell'ambito del ministero dell'lnterno, della sanità, e subito con la sua solita energia si mise a creare gli strumenti per controllare la salute del paese, quel nucleo iniziale che diverrà poi soltanto con la Repubblica Italiana il Ministero della Sanità. Quando, il papa si rifugiò a Gaeta, dopo essersi ritirato nel 1848 dalla guerra con l'Austria, dopo l'assassinio di Pellegrino Rossi, si ebbe la dichiarazione della Repubblica Romana e Farini che aveva appena giurato fedeltà al governo precedente non si sentì di giurare nuovamente fedeltà anche alla repubblica e tornò esule in Toscana. Si accertò, tornando a Roma, dopo la fine della Repubblica Romana, quale aria tirasse a Roma, se era possibile continuare l'esperienza costituzionale. Venne ben presto deluso, il governo papalino era tornato a governare con tutti gli antichi aspetti dell'assolutismo. Questa volta si rifugiò in Piemonte, a Torino dove lo sorreggeva l'amicizia con D'Azeglio fatta a Firenze e l'influenza della sua dittatura dell'Emilia, dopo il trattato di Villafranca, nel 1859, che ne permise l'annessione al Piemonte e fece da ponte nel 1860 al ricongiungimento col meridione d'ltalia liberato da Garibaldi. Bufalini lo incoraggiava nella sua azione di governo, lo lodava, lo spronava coi suoi suggerimenti, con le sue considerazioni e quando la carriera del Farini venne stroncata, quando era presidente del Consiglio, da una malattia involutiva cerebrale, il Bufalini ricordava che anche suo padre farmacista aveva avuto un colpo apoplettico ed era morto a soli 59 anni ed il suo pronostico non era favorevole. Luigi Carlo Farini morì a soli 54 anni. Bufalini aveva introdotto il metodo sperimentale in medicina e si era ossessionato col problema pedagogico di fare gli italiani migliori, Farini aveva con la sua azione permesso che avvenisse l'unità d'ltalia. lo sono convinto che l'arma vincente del nostro Risorgimento fu il liberalismo costituzionale del parlamento subalpino, quel liberalismo sostenuto dal Cavour. Questa tesi, lo sappiamo, non è poi tanto originale, ribadita com'è negli scritti risorgimentali di Adolfo Omodeo. Sono anche convinto che il decorso posteriore della storia italiana sarebbe stata diversa se Cavour non fosse morto così presto e se così presto non si fosse spenta la mente di Farini. L'assetto regionale del paese, ne sono sicuro, sarebbe stato più moderno. Questa ricerca, però, documenta che sia il Bufalini, che il Farini hanno inciso profondamente nella realtà scientifica medica e politica della nostra Italia, che conoscere la loro opera significa trovare le radici della nostra realtà. Certo, ripensandoci, è un caso assai raro che si verifichi in un piccolo centro come Russi, di dare all'ltalia due personaggi così importanti come Farini e Alfredo Baccarini. Il Baccarini con le sue bonifiche e con le sue strade ferrate cambiò il paese come nessun altro uomo politico e nessun altro statista in tutta la storia d'ltalia è riuscito di fare. Ed entrambi erano uomini onesti. Un bell'esempio per l'ltalia. L'itinerario nella vita di ciascuno di
loro non ha solo un valore simbolico per le private, umane e famigliari
virtù, ma quello di ribadire nella nostra coscienza quei valori patriottici
risorgimentali, che, sotterranei nei tempi peggiori, riemersero poi a
guidare gli italiani nella resistenza e nel creare una Repubblica fondata
sul lavoro. |
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