2 GIUGNO

1882                               2002

NUMERO UNICO A CURA DELLA SOCIETA' CONSERVATRICE DEL CAPANNO GARIBALDI DI RAVENNA 

IL GARIBALDINO "CICERUACCHIO"
Tino Dalla Valle

Uno straordinario personaggio, emerso particolarmente nei giorni della gloriosa Repubblica Romana del 1849, fu Angelo Brunetti, meglio conosciuto come Ciceruacchio. Era figlio di un maniscalco, nato a Roma nel settembre del 1800. Commerciante di bestiame e foraggi, era un popolano autentico di carattere vivacissimo e di notevole intelligenza. Non è chiaro da dove venisse il soprannome che lo distingueva; ma come Ciceruacchio era conosciuto da tutti i romani ed era soprattutto notissimo nella zona del porto di Ripetta, sulla riva sinistra del Tevere.

Ciceruacchio era un cattolico osservante, ma aveva aderito alla Carboneria nel 1828 e cinque anni dopo si era affiliato alla Giovane Italia.

Distintosi fra i sostenitori di Pio IX nel primo periodo liberale del suo pontificato, fece presto a dissociarsi da quel papa quando questi diede al suo pontificato un carattere reazionario antipopolare.

A questo proposito vorrei ricordare che Ciceruacchio si schierò dalla parte degli ebrei nel 1847 quando il Papa consentì loro di esercitare le attività commerciali anche fuori dal ghetto (che sino ad allora erano state proibite) e Ciceruacchio partecipò di persona all'abbattimento del muro che chiudeva appunto il ghetto.

Ma, quando alla fine del 1847 e agli inizi dell'anno successivo gli elementi più retrivi della corte pontificia presero il sopravvento ispirando dure misure antipopolari, Ciceruacchio si schierò apertamente contro la Curia e divenne un punto di riferimento per tutti gli anticlericali, tanto che nel gennaio 1848 la principessa Cristina Trivulzio Belgioioso che si recò da Milano a Roma per una missione politica affidatale da Mazzini, oltre ad in
contrare alcuni personaggi della nobiltà e della cultura noti per i loro sentimenti liberali, volle incontrare anche Ciceruacchio che era ormai il più conosciuto capopopolo di Roma. E facile perciò comprendere quale sia stato l'atteggiamento di Ciceruacchio durante la breve esperienza della Repubblica Romana del 1849. Egli organizzò trasporti di armi e munizioni per i difensori della Repubblica e si preoccupò di far passare attraverso le maglie dell'assedio che stringeva Roma, bestiame e cibi per la popolazione affamata.

Non rifarò qui la storia della Repubblica Romana che è ben conosciuta; ma voglio ricordare come Ciceruacchio, aiutato dai due figli Luigi e Lorenzo, organizzò anche infermerie e punti di ristoro per i combattenti e, secondo la testimonianza di chi lo vide in quei giorni, Ciceruacchio era dappertutto, ovunque si potesse aiutare lo sforzo dei difensori della Repubblica.

Quando Garibaldi, la sera del 2 luglio lasciò a Roma - dove ormai era cessata la resistenza contro l'assalto dei francesi - per dirigersi verso Venezia insorta, che ancora resisteva all'assedio austriaco, i tre Brunetti seguirono la Legione e furono con Garibaldi anche all'uscita da San Marino, diretti a Cesenatico per imbarcarsi verso Venezia nella notte del 31 luglio 1849. Bloccata la flottiglia garibaldina al largo di Punta Maestra, come è ben noto, Angelo Brunetti  "Ciceruacchio" con il figlio Luigi, che era sospettato dell'uccisione di Pellegrino Rossi, ed il giovanissimo Lorenzo di appena 13 anni si unirono ad un piccolo gruppo di sbandati i quali vagarono disordinatamente per alcuni giorni nella zona del Delta fra persone infide che segnalarono agli austriaci la loro presenza.

Catturati il 10 agosto dai croati comandati dal tenente Luca Rokavina furono fucilati la notte stessa senza alcun processo. Allineati sulla golena dell'argine destro del Po di Tolle, mentre i soldati caricavano i fucili, Ciceruacchio chiese che fosse risparmiato il figlio Lorenzo, ancora tanto giovane. Il tenente Rokavina finse di aderire e invece ordinò di sparare prima a Lorenzo che, caduto a terra per le ferite ricevute, fu finito dai croati con i calci dei fucili. Poi furono fucilati gli altri e malamente sepolti nel luogo della esecuzione.

L'episodio fu subito conosciuto nei paesi del Polesine perchè erano presenti gli uomini che scavarono le fosse, ma ci fu confusione sulle persone dei fucilati poichè Angelo, Lorenzo e Luigi Brunetti avevano dato cognomi falsi nei brevi interrogatori cui tutti erano stati sottoposti. L'atto di morte figura nella "cronistoria" della chiesa di San Nicolò che e la parrocchia di Cà Venier, allora in Comune di Porto Viro, oggi di Porto Tolle. Don Sante Manzetto, attuale parroco di Cà Venier custodisce il quaderno manoscritto di quella cronistoria. La grafia e la firma sono quelle di don Marco Sarto, parroco di quell'epoca.

Il documento dice infatti:

Lì, 11 agosto 1849
Per ordine dell' I. R. Comando Militare, stazionato in Cà Tiepolo sino dai primi giorni del p.p. Maggio, alle ore 12 e mezzo della scorsa notte vennero ivi fucilati, e sepolti nel luogo della eseguita fucilazione i seguenti individui:


1. Ramorino O. Stefano, Sacerdote Genovese
2. Parodi Lorenzo,  Genovese
3. Lodadio Francesco, Romano
4. Fraternali Gaetano, Romano
5. Bossi Luigi, Romano
6. Baciagalussa Paolo, Romano
7. Bellazzi Angelo padre
8. Bellazzi Lorenzo figlio, Romani


A causa di quei cognomi alterati (che i tre Brunetti avevano dichiarato per non farsi riconoscere), non si ebbe subito la certezza della morte di Ciceruacchio e dei suoi figli, oltre che degli altri loro compagni; anche perchè i croati cercarono invano di tenere nascosto l'episodio sul quale solo assai più tardi è stata fatta piena luce, soprattutto per opera di studiosi locali. Queste incertezze sui nomi consentirono ad alcuni ignobili speculatori di estorcere denaro alla moglie di Ciceruacchio con la promessa di farle incontrare il marito e i figli, mentre circolavano voci che Ciceruacchio ed i suoi figli fossero emigrati in America o che, addirittura, fossero fra i vivandieri dell'esercito italiano alla guerra di Crimea del 1854 - 55. Oggi i loro resti sono nell'ossario del Gianicolo, sotto il monumento che custodisce la memoria degli eroici difensori della Repubblica Romana.

Si concluse così la gloriosa avventura del Ciceruacchio e dei suoi figli, mentre le mondine delle risaie tra i rami del Delta del Po cantavano una filastrocca di origine popolare ispirata dal tradimento di cui gli otto garibaldini (ma allora pareva solo sette) erano stati vittime. Essa diceva:

"Fiol d'un can d'un Pelli / che t'ha tradì chi sette / in mezzo a ghiera un prete / e el fiol del dotor"

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