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Sabato 6 novembre 2004, alle 17,30 presso la Casa Matha
di Ravenna, su iniziativa della Società
Conservatrice del Capanno Garibaldi, l’autore Claudio Modena, ha
presentato il libro: “Ciceruacchio
– Angelo Brunetti capopopolo di Roma patriota del Risorgimento”,
Rizzoli Editore. Il soprannome "Ciceruacchio" ad Angelo Brunetti gli lo affibiò, fin
da bambino, la madre per il suo aspetto rotondo.
Angelo Brunetti nasce a Roma nell’anno
1800. Popolano autentico, figlio di maniscalco, parlava solo in dialetto
romanesco. Con un fisico tarchiato aveva, di contro, un carattere gioviale e
giocondo. Dotato di una gran parlantina ben presto Ciceruacchio maturerà
la vocazione di capo popolo. Era fortemente affezionato al popolo romano e
lo invitava
spesso ad avere maggior fiducia in se stesso. Ciceruacchio svolse, con
profitto, i mestieri di carrettiere, mercante di bestiame e di fieno.
Per la sua capacità di mobilitare ed interpretare gli umori del popolo
romano, divenne famoso e
corteggiato dalla gente comune, dai nobili e
governanti.
Pio IX,
certamente impreparato ad affrontare il suo ruolo politico,
gli chiede consigli per mitigare le crescenti proteste popolari contro
i ritardi delle riforme. Anche Mazzini e Garibaldi durante la breve
esperienza della Repubblica Romana chiesero la sua collaborazione. Egli
non lesinò il suo aiuto occupandosi anche di logistica. Ciceruacchio
era sensibile e ardito, sempre pronto a sacrificarsi per il bene
della gente. Nel 1837 si prodigò, coi suoi mezzi, durante il colera. Nel
1847 si schierò a fianco degli ebrei affinché potessero commerciare
anche fuori dal ghetto. Non fece mancare il suo aiuto neanche agli
alluvionati sorpresi da una piena del Tevere. Brunetti conquistò la sua
fama con l’eloquenza, ma anche investendo propri averi in feste a
banchetti popolari.
Fu cattolico osservante ma, dal 1828, anche
carbonaro militante e affiliato alla Giovane Italia.
Sostenne,
con convinzione e con feste popolari, PIO IX, durante il primo
periodo di pontificato. Successivamente si schierò apertamente contro
l’operato del governo papale, col primo ministro Pellegrino
Rossi, risultò incapace di fare le riforme lungamente attese dal popolo. Alcune fonti
storiche lo vogliono tra i cospiratori dell’assassinio dello stesso
Pellegrino Rossi. Il suo agire era condizionato dalla mancanza di
istruzione. Per questo chiedeva che l’istruzione del popolo fosse
sempre compresa nei programmi dei governi del tempo. Quando si trovava
di fronte a gente colta perdere la sua naturale eloquenza. Diventava
timido e si sentiva inferiore. Questa condizione lo esponevano
all’influenza di tutte le persone istruite, che gli ispiravano fiducia.
Ciceruacchio era affascinato da Giuseppe Garibaldi, pratico e deciso
nell’agire e ammirava Mazzini più prudente e riflessivo.
Il modo di agire di Garibaldi lo coinvolse a tal punto che a conclusione
della tragica esperienza della Repubblica Romana (per evitare possibili
ritorsioni), lo seguì coi suoi due figli Luigi e Lorenzo nella
fuga da Roma verso nord. Con Garibaldi, Anita e
Ugo Bassi ed altri
fedelissimi del generale, fece tappa a San Marino e
Cesenatico da dove
si imbarcarono su bragozzi per Venezia. All’altezza di Goro furono
intercettati da navi austriache. Sbarcati sulla spiaggia si divisero in
più gruppi. Ciceruacchio verrà ucciso a mezzanotte del 10 agosto del
1849 a Cà Tiepolo, nel Delta del Po per opera del tenente croato Luca Rokavina.
Con lui morirono anche i figli Luigi (Giggi) e Lorenzo ed altri 4
patrioti. Furono traditi dall’oste
Fortunato Chiarelli, detto Capitin, che denunciò agli austriaci la
presenza di un gruppo di fuggitivi seguaci di Garibaldi. L'aguzzino
croato fu sordo ad ogni implorazione di render loro salva la vita. Angelo Brunetti,
i figli Luigi e Lorenzo di appena 13 anni, il sacerdote Ramorino Stefano
e Parodi Lorenzo di Genova, i romani Fraternali Gaetano e Baccigalupi
Paolo e Laudadio Francesco di Narni, furono fucilati brutalmente e
sepolti nella golena del PO. I loro abiti vennero divisi far i soldati
che li vendettero ai popolani. Solo più tardi su espressa volontà di Garibaldi, del
Comune di Roma e della Società Veterani del 1848-49, i resti dei patrioti
vennero uniti agli altri caduti del 1849, nell'ossario al Gianicolo a
Roma. |