| È scomparso all'età di
84 anni, nella serata di venerdì 15 dicembre 2000, il Prof. Umberto Foschi,
socio da parecchi anni della Società del Capanno, amico di tutti e da
tutti apprezzato e stimato. Per oltre mezzo secolo studiò tutti gli aspetti
della nostra Romagna, dalla storia dell'Ottocento a quella attuale, dal
folklore alla lingua dialettale, dalla storia delle grandi famiglie a
quella dei loro palazzi, molti dei quali lasciati oggi in decadenza ed
abbandono.
Inoltre, si dedicò alla ricerca appassionata delle
vicende riguardanti i personaggi più noti, pur senza tralasciare gli studi
su uomini di secondo piano, che comunque erano degni di attenzione per
i saggi pubblicati, per la loro onestà intellettuale e per l'impegno rivolto
alla cosa pubblica, mettendo in primo piano l'interesse della collettività.
Ci piace definire la sua ricerca una storia di valori, perchè, al pari
di questi cittadini di alta rettitudine e dignità morale, aveva il piacere
di rendersi disponibile verso gli altri, donando loro il frutto delle
sue conoscenze ed esperienze. A tal fine, prendeva spunto ed ispirazione
proprio da quegli uomini, dei quali aveva studiato opere ed illustrato
le azioni, per fornire un esempio agli altri ed affinchè rimanesse vivo
il ricordo del passato nel mondo di oggi, così veloce nel dimenticare
i valori e gli insegnamenti.
Per quanto i suoi studi fossero profondi ed esplorassero,
senza lasciare angoli vuoti, i fatti e gli avvenimenti più utili e significativi,
dobbiamo sottolineare quanto grande sia stata la sua modestia e la disponibilità
nei confronti degli altri, anche quando riceveva complimenti dall'uditorio
alla fine di una conferenza o di un convegno. Le caratteristiche del suo
stile scritto erano poi sempre improntate alla massima chiarezza e rivolte
alla migliore comprensione da parte di tutti i lettori; da questo
punto di vista voleva portare un serio contributo al progresso degli studi
e delle conoscenze della storia, sentendo al tempo stesso il bisogno di
avvicinare alla storia ed agli uomini che ne avevano determinato il corso
anche coloro che non erano nè dotti, nè colti. Per questo aveva ricercato
e studiato ogni angolo della Romagna, ma sempre senza ammiccamenti, perchè
la verità nella ricerca doveva essere sempre preminente e rappresentava
di per sè già un valore.
Credente e praticante sapeva ugualmente essere laico
fino in fondo, quando si trattava di stabilire i meriti degli uomini,
pur sapendo evidenziare anche i loro difetti, perchè virtù e difetti sono
propri di tutti gli uomini. Forse aveva un'attenzione particolare per
Aldo Spallicci, del quale aveva promosso la pubblicazione dell'opera omnia,
sia in prosa che in poesia; forse a questo grande poeta, peraltro cittadino
esemplare, si sentiva molto vicino per assonanza di sentimenti e di comportamenti.
Alla sua morte aveva assunto la direzione della rivista "La Piè",
cercando anche di conservare lo spirito e le motivazioni che erano il
fondamento su cui si basava la pubblicazione.
Abbiamo accennato in precedenza al suo impegno costante
per cercare di recuperare case e palazzi di antiche famiglie, che non
meritavano per la loro importanza storica e per le loro caratteristiche
architettoniche di andare in rovina. Nella sua concezione questi vecchi
palazzi rappresentavano i castelli ed i fortilizi della memoria dove le
giovani generazioni dovevano trovare stimolo ed incentivo per operare
in vista del progresso dell'umanità. Sotto questo aspetto, non possiamo
non ricordare che a favore del Palazzo Rasponi a Russi aveva speso molte
energie e molto impegno per stimolare i cittadini di quel Comune a rendersi
conto dell'importanza e dell'assoluta necessità del recupero di quella
struttura architettonica, affinchè tale splendida dimora estiva della
più importante famiglia ravennate non andasse distrutta e demolita. A
tale edificio è peraltro legato il ricordo di importanti personaggi risorgimentali
che hanno determinato il corso degli eventi, non solo locali: possiamo
citare Luigi Carlo Farini, Domenico Antonio Farini, Tullo Rasponi e
Don Giovanni Verità.
Quest'ultimo, era solito fermarsi in quel Palazzo
quando da Modigliana si recava nelle valli di Sant'Alberto per andare
a caccia. In quel luogo aveva conosciuto Pietro Fabbri, divenuto poi veterinario
a Sant'Alberto, il quale si ricordò di questo sacerdote quando si trattò
di predisporre un piano articolato per condurre in salvo
Giuseppe Garibaldi. Finalmente, dopo un decennio di impegno, il Palazzo
fu acquistato dal Comune di Russi che dispose l'inizio dei necessari restauri.
Oggi tale edificio non rivive certamente lo splendore del passato, ma
certamente non è stato lasciato nel dimenticatoio, e soprattutto il suo
recupero ed il relativo uso è un obiettivo costantemente all'attenzione
dell'Amministrazione Comunale.
Oltre a Spallicci, al quale ha strettamente legato
il suo nome, fu sempre molto attento e impegnato intorno al tema dei rapporti
fra Garibaldi e la Romagna, riconoscendo la dovuta importanza al ruolo
che questo grande personaggio ha avuto nella storia della nostra terra.
In proposito, ci sembra giusto ricordare anche i suoi studi su Olindo
Guerrini (Lorenzo Stecchetti); su questo personaggio si soffermò con occhio
attento. Le sue ricerche ci hanno permesso di comprendere che l'autore
dei "Sonetti Romagnoli" tutt'altro era che il poeta dissacratore,
anticlericale, dallo stile pungente e dal linguaggio popolaresco e boccaccesco,
che una critica poco attenta e superficiale voleva farci credere fosse.
È doveroso a questo punto ricordare gli studi più
importanti condotti da questo nostro studioso dallo stile semplice, ma
sempre accurato, mai retorico nè moralista mai dottrinario, ma sempre
obiettivo e mai dogmatico: il Prof. Foschi era infatti ben consapevole
che la cultura è di per sè aristocratica, ma deve essere comprensibile
a tutti e che i frutti della ricerca devono rispecchiare dati concreti,
tralasciando idee o schemi preconcetti fuorvianti.
Le sue pubblicazioni sono costituite da un significativo
complesso di saggi e da un'ampia raccolta di volumi, il cui elenco meriterebbe
di essere riunito in un unico libro. Noi ci permettiamo di segnalare alla
dirigenza della Cassa di Risparmio di Ravenna, che si è sempre mostrata
attenta al progresso culturale della nostra Città, l'opportunità di promuovere
e di dare vita a questa iniziativa sotto forma appunto di una pubblicazione.
Al riguardo, non possiamo non menzionare il fato che il prof. Foschi aveva
redatto numerosi scritti, dei quali la Banca aveva promosso la pubblicazione.
Quello che proponiamo qui sotto è solo l'elenco di alcune pubblicazioni
che, seppure assai ridotto ed incompleto, illustra l'importanza del Prof.
Foschi nella cultura romagnola degli ultimi cinquant'anni:
"Antiche ville della provincia di Forlì",
a cura dell'Ente Provinciale per il turismo di Forlì, 1970 e 1978;
"Case e famiglie della vecchia Ravenna",
a cura della Cassa di Risparmio di Ravenna, 1970 e 1983;
"Modi di dire romagnoli", Ravenna, Longo
Editore, 1973;
"Ravenna com'era" (in collaborazione
con G. Ravaldini), Ravenna, a cura della Libreria Tonini, 1976;
"Par mod d'un dì. Modi di dire romagnoli",
Ravenna, Longo Editore, 1975;
"I Ravegnani com'erano" (in collaborazione
con G. Ravaldini), Ravenna, a cura della Libreria Tonini, 1976;
"Curiosità ravignane" (in collaborazione
con G. Ravaldini), Ravenna, a cura della Libreria Tonini, 1981 ;
"La costruzione di Cervia nuova" (1697-
1750), Ravenna, Edizioni Capit., 1997;
"Cervia fra il Settecento e l'Ottocento",
Ravenna, Ediz. Capit., 1998;
"Cervia nel Novecento", Ravenna, Ediz.
Capit., 1998;
Suoi scritti sono poi sparsi in moltissimi
giornali e riviste ("La Piè", "Il Resto del Carlino",
"Studi Romagnoli", "Lares", "Bollettino della
Camera del Commercio di Ravenna", "Almanacco Ravennate",
"Ravennatensia", "Ravenna studi e ricerche", "Rassegna
storica del Risorgimento", "In Rumâgna", "atti e memorie
della Deputazione di Storia Patria", e potremmo elencarne ancora
molti altri).
I Soci del Capanno hanno perso con
la scomparsa del Prof. Foschi un amico colto e dal volto umano, che dalla
Romagna, a lui tanto cara, aveva ereditato i caratteri migliori e più
peculiari: l'amore per la verità e per la liberta, l'umanità e l'onestà,
la tenacia e la bontà, nonchè l'indipendenza di espressione e di pensiero,
ovvero tutte caratteristiche che lo avrebbero reso, sicuramente, un caro
amico del Generale Garibaldi.
Girolamo Fabbri
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