| 2 GIUGNO 1882 2006 |
|
| NUMERO UNICO A CURA DELLA SOCIETA' CONSERVATRICE DEL CAPANNO GARIBALDI DI RAVENNA |
|
|
9 AGOSTO 1896 - Festeggiamenti per l'inaugurazione del cippo ad ANITA GARIBALDI e per XXX anniversario della SOCIETA’ OPERAIA DI MUTUO SOCCORSO in S. ALBERTO
|
|
|
(Cronaca ufficiale di Primo Gironi rivista da Maurizio Mari nel 2006) | |
|
Il pensiero di fondere questi due avvenimenti ha la sua base nei raccordi storici tra la vita di Anita e la suddetta Società, che rappresenta la cittadinanza ed i superstiti di quella eletta schiera che, nell’agosto del 1849, protesse l’agonia di Anita dalle austriache zanne, le quali, Garibaldi con Essa, profughi da Roma, cercavano a morte nei paraggi di S.Alberto. Con questi patriottici sentimenti, fu di comune accordo fissato per la duplice cerimonia il memorabile IX agosto MDCCCXCVI; era appena sorta l’alba che gli abitanti di S.Alberto erano già affacendati per addobbare a festa le loro case e le strade con bandiere, festoni, stendardi comunali e le immagini di Anita e Giuseppe Garibaldi. Con buona solerzia, circa alle ore 6,30, giungeva da Ravenna il Cav. Francesco Serena Monghini, Assessore delegato del Sindaco Avv. Cav. Pio Poletti, accompagnato dal senatore Pier Desiderio Pasolini, dai deputati Luigi Rava e Pietro Gamba, dai signori Cav. Gaetano Mascanzoni, Segretario generale del Comune e Primo Gironi, segretario dell’anzidetta Commissione. LA SOCIETA’ OPERAIA - Alle ore 7 nel locale della Società Operaia, presenti le autorità e trenta rappresentanze di varie associazioni con bandiera, le Consocie consegnavano alla Società una ricca bandiera sociale. Padrini della cerimonia i coniugi dott. Olindo Guerrini e Maria Nigrisoli. Il presidente della Società, Sig. Antonio Borghesi, ringrazia per il gentile dono coll’augurio ch’esso sia pegno di pace e concordia. Ribadisce il ruolo importante delle donne a sostegno dell’associazione e delle sue finalità. La Società svolge un ruolo di aggregazione sociale tra i sant’albertesi, senza differenza di condizione o opinione, per uno scopo altamente benefico e civile. “La bandiera tricolore col bianco nastro che voi ora ci donate, ha per noi un duplice significato: quello del Patriottismo e quello del Mutuo Soccorso: significati entrambi nobilissimi. (Bene! Bravo!) Sotto questo vessillo, pugnarono e caddero a mille a mille gli eroi, anelanti alla redenzione della Patria Italiana: sotto questo vessillo, ci raccogliamo noi stretta la mano al patto del soccorso mutuo contro la miseria e la sventura: patto che s’impernia nel più elevato dei sentimenti del cuore umano e che si riassume nello storico motto: Uno per tutti e tutti per uno (Applausi!) 50 ASSOCIAZIONI CON BANDIERE - Finita la cerimonia, con la nuova bandiera in testa, si formò il corteo delle associazioni e delle rappresentanze, una cinquantina con ventisei bandiere, preceduto dalle autorità e la banda musicale “Angelo Mariani”. Furono deposte corone nelle case Matteucci e Moreschi, indi il corteo fu sciolto per accorrere alla Landa Pastorara, ove, per le ore 9 era indetta l’inaugurazione del Cippo ad Anita. Veicoli d’ogni specie portarono al cippo oltre 1500 persone, mentre alcune centinaia già erano in attesa. Le associazioni presenti furono contate per 60 con oltre 30 bandiere. Giunsero telegrammi da Menotti e Teresita Garibaldi, dalla famiglia Bastogi, ai quali il Comune deve la gratuita cessione dell’uso del terreno ove sorge il Cippo e il viale di accesso (Questa cessione è documentata? Il terreno è ancora del Comune o della Federazione delle Cooperative?), da società di reduci, patriottiche ecc. FATTORIA GUICCIOLI - La partenza era alla Fattoria Bastogi (ora Guiccioli), dove furono deposte alcune corone, quindi si formò il lungo corteo; davanti, drappelli di reduci Garibaldini in camicia rossa, la banda musicale “Angelo Mariani”; al 14° posto l’Assoc. dei Reduci dalle Patrie Battaglie di Ravenna, seguiti da quelli di Sant’Alberto; in 17° i Garibaldini di Ravenna, al 21° la Società Conservatrice del Capanno Garibaldi, poi i superstiti dei Salvatori di Garibaldi e chiudeva il picchetto dei Pompieri, preceduto dai Consiglieri Comunali. C’era pure Giovanni Spallazzi, probabilmente unico vero ravennate che si imbarcò a Cesenatico nel 1849 dopo la fuga da Roma. PENNONI E TROFEI - Il viale e il piazzale erano ornati di pennoni con trofei, bandiere, cartelli coi fatti d’arme ai quali Anita aveva partecipato. Al suono dell’inno di Garibaldi e di grida di evviva ad Anita fu scoperto il Cippo. Il Cav. Serena, ff. di Sindaco pronunciò il suo discorso; “...è questo il luogo ove giacque, furtivamente sepolta, la spoglia esanime di Anita dal 4 al 10 agosto 1849: qui, Essa ebbe l’oscuro funerale, qui, la povera tomba. (Bene!) Ma quanta luce in tanta ombra, quanta grandezza in tanta umiltà (Bene!) I funebri fastosi dei grandi abbagliano gli occhi, la squallida fossa di Anita commuove i cuori, e li ridesta al culto della cara memoria di chi, come Essa, per la patria sofferse e spirò. (Applausi!) E valga ancora questo cippo modesto a perpetuare la popolare tradizione del leggendario passaggio di Garibaldi per questa landa triste, che vide l’ora forse più triste della vita di Lui, l’ora fatale in cui spegnevasi la sposa diletta, ed agonizzava la causa della libertà.” (Bene! Bravo! Applausi!) PAROLA AD OLINDO GUERRINI - Prese quindi la parola il Dott. Olindo Guerrini, meglio conosciuto come Lorenzo Stecchetti. “Qui - egli disse - nel memorabil piano dove il Po dichinava “per aver pace co’ seguaci sui”, dove è il ricordo dantesco del forte Marcabò veneziano, si compiva il dramma più lacrimevole del Risorgimento italiano. Qui, Garibaldi profugo, riceveva l’ultimo bacio della sua Anita e queste tristissime sabbie erano per brevi ore sepolcro della eroina”. (Bene!) A Stecchetti quel tempo appare ormai lontano, e pronuncia un discorso pieno di amarezza e disillusioni, a tratti duro. “Gli entusiasmi, la fede di Anita e di tanti giovani che soffrirono il martirio sono già cristallizzati nella storia. Le strade e le piazze si coprono di monumenti e l’Italia sembra un cimitero di marmi e bronzi dedicati ai martiri e alle glorie passate; la fede e la speranza che l’illuminò l’Italia è spenta. (Applausi!) La florida primavera si volse in triste autunno, cui celebriamo il rito mortuario, nipoti stanchi e disillusi della triste realtà seguita al dolcissimo sogno. (Applausi!) I frutti del sangue altrui furono colti, le lagrime piante furono barattate in moneta. Pei trionfatori soddisfatti, l’ingenua fede dei percursori, il sacrificio di sé liberamente consentito, l’audace impulso della coscienza popolare, affamata di libertà, assetata di giustizia, sono deliri, esagerazioni, retorica, quarantottate. (Bravo! Applausi prolungati!) Ricordiamo tutti il sacro ed ufficiale orrore per Mazzini profugo condannato ed indomato, per Garibaldi, reduce da Napoli dall’Aspromonte e da Mentana. Ma l’opera dei reprobi profittò agli eletti e questi, poiché i morti non fanno più paura, infiorano i monumenti. (E’ vero! Bravo!) Lo stesso Imperatore che scatenava Gorzkowsky è nostro prezioso alleato, e la stessa autorità ecclesiastica che faceva fucilare Ugo Bassi, riceve ora l’omaggio dell’autorità civile. (Applausi frenetici!) Ieri per salire si davano le armi al popolo, oggi per rimanere le si danno ai preti.” (Lunghi applausi!) ATTUALITA’ DI STECCHETTI - E’ un discorso attuale anche oggi che assistiamo ad una ritirata morale e politica dei laici, sempre più vediamo personalità politiche, a tutti i livelli, a destra come a sinistra, seguire le indicazioni ecclesiastiche. Ormai sembra sia la chiesa la depositaria e custode dei valori morali, etici, di giustizia sociale, di libertà di questa società, mentre i politici si occupano di occupare il potere e della sua gestione, o al massimo di sistemi elettorali. Per superare il malessere della nostra società che dà spazio ai furbi, ai corrotti, alle clientele, la democrazia ha bisogno più che mai di virtù civili, della cultura repubblicana per ridare significato alle parole “impegno, responsabilità, lealtà”. Le amare e pungenti critiche di Lorenzo Stecchetti, adeguate ai tempi correnti, sono ancora attuali. “I frati son tornati ad ingrassare nell’ozio e i lavoratori disoccupati emigrano. E non è colpa degli uomini, ma legge storica e naturale. Chi acquistò vuol conservare, il fine giustifica i mezzi. Anche da questo cippo perduto quaggiù nel piano solitario, esce l’ammonimento e dice che nessun ideale potrà mai trionfare se il fior sanguigno del sacrificio non lo adorna. Dice che la virtù disinteressata può soccombere, ma che dalle sue ceneri pullulano i vendicatori. E chi, quando il misero cadavere di Anita Garibaldi era qui trafugato e malizia di prete e ferocia di straniero strozzavano l’Italia, chi avrebbe predetto l’accorrere dei cittadini a questa memora pietra. (Bene! Applausi!) Dice questa pietra, a chi bene ascolta, che dopo la notte della violenza sorge inevitabilmente sereno e trionfante il sole della giustizia.” (Bene! Applausi prolungati ed evviva ad Anita Garibaldi). Come da programma, alle ore 12, a cura della Società Operaia, che nel 1866 aveva nominato Garibaldi Presidente Onorario, nel locale delle scuole di S. Alberto ebbe luogo un banchetto per 250 persone, rallegrato dalla Banda “Mariani”; alle ore 18 vi fu l’estrazione della Tombola, poi alla sera, sempre con la musica dell’instancabile Banda, per chiudere la memorabile festa vennero accesi i fuochi artificiali. *** Il 7 dicembre del 1892, il Consiglio comunale in seguito a proposta fatta sin dal 1889 dai sigg. Alessandro Mascanzoni, Matteo Maggetti e Primo Gironi, approvava con voto unanime di erigere un “Ricordo ad Anita Garibaldi” nella Landa della Pastorara, dove era stata sepolta il 4 agosto 1849. Il cippo, in sasso d’Istria, è collocato sopra una base a dado, d’ordine toscano, alto complessivamente m. 2,90. L’epigrafe fu dettata da Francesco Serena Monghini, Assessore municipale, gli esecutori furono il marmista di Ravenna Giuseppe Marchesi e il fabbro ferraio di S. Alberto Romeo Ruffini |
|