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compete certamente a noi, laici anche se non anticlericali, giudicare
i criteri con i quali la Chiesa cattolica apostolica romana proclama i
suoi beati.
Una in particolare di queste "beatificazioni"
ci lascia però perplessi. Ci riferiamo a "Pio IX", al secolo
Giovanni Mastai Ferretti. Per quello che rappresenta il nostro Comitato,
lo abbiamo avuto spesso come interfaccia e l'impressione che ne abbiamo
ricavato, stando a fatti e solo a quelli, non ci è sembrata degna di tanto
"evento".
Lo incontriamo nel 1848 come papa liberale combattente
per la libertà delle genti italiane contro l'impero austroungarico, ma
il suo liberalismo si ferma subito davanti all'aut-aut fatto dagli austriaci
che gli chiedono di scegliere, essendo il papa di tutti, se combattere
contro di loro, e perderli come fedeli, o ritirarsi, e continuare ad averli
come militanti cattolici. All'istante sceglie gli Austroungarici e chi
era nella guerra contro di loro si trova a combattere subendo il tradimento.
La conclusione ce la consegna la storia; i morti per essersi affidati
a tale galantuomo furono tanti. l fatti del 1848 sono poi anche la base
del 1849 e la storia si ripete con i Francesi, repubblicani ma cattolici,
che alla fine combattono in nome della fede contro i fratelli repubblicani.
Qui i caduti si chiamano: Luciano Manara, Enrico Dandolo, Goffredo Mameli
e tanti altri valorosi, il fiore del pensiero patriottico. La restaurazione
porta poi come primo provvedimento al "ripristino della pena di morte"
pena che la Repubblica Romana, basata sui diritti dei cittadini, aveva
abolito. Il "nostro" poi alla sua morte non fu sepolto in San
Pietro, ma in Santa Maria Maggiore al di fuori del Vaticano.
Pio IX in
vita aveva osteggiato il processo unitario italiano, era ricorso alla
guerra, si era valso del suo assoluto potere spirituale per scomunicare
gli avversari politici, aveva condannato in blocco col Sillabo la libertà
moderna, la libertà di coscienza, la separazione dello Stato della Chiesa.
Con il "Non Expedit" aveva vietato, infine,
ai cattolici italiani di partecipare alla vita politica del loro Paese,
determinando conflitti e sofferenze di ogni genere
per svariati decenni.
Crediamo
(e si tratta certamente di una valutazione di carattere politico) che
la beatificazione in oggetto non costituisca un gesto di amicizia nei
confronti del Risorgimento italiano e dei suoi maggiori personaggi, che
la stragrande maggioranza degli italiani (cattolici compresi) considerano
concordamente "padri della patria".
L'ultima considerazione: perchè l'evento sta passando
con tanto silenzio fra i laici e gli intellettuali italiani? Siamo all'assuefazione
anche in queste cose non certamente di ordinaria amministrazione?
Comitato Trafila Garibaldina di Ravenna.
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