2 GIUGNO

1882                                    2004

NUMERO UNICO A CURA DELLA SOCIETA' CONSERVATRICE DEL CAPANNO GARIBALDI DI RAVENNA

SOCIETA' CONSERVATRICE DEL CAPANNO GARIBALDI


6 agosto 1849: Garibaldi, dalla pineta S. Vitale giunge alla "fabbrica vecchia"
Racconto di una giornata della trafila garibaldina


di Giorgio Ravaioli

 

6 agosto 1849: Giuseppe Garibaldi vuole raggiungere Venezia, percorre la pineta San Vitale e giunge a Porto Corsini, ma di fronte alla fabbrica vecchia è costretto ad abbandonare il progetto. Il racconto si richiama ai fatti realmente accaduti integrati con alcune note curiose sull’economia dei territori e sulle abitudini locali.

L’eroe col sostegno degli uomini della trafila è in fuga da Sant’Alberto; lo accompagna il fido capitano Leggero ed ha le truppe austro-papaline alle calcagna. Passato Mandriole, dove da poche ore giace il corpo di Anita, il gruppetto scivola  all’interno della pineta San Vitale diretto a sud. Il sentiero nel bosco è più sicuro, distante quanto basta dalla strada Romea, percorsa dalle truppe nemiche  e consente di raggiungere senza essere visti Porto Corsini, dove poter noleggiare un bragozzo per mettere in pratica l’idea fissa di Garibaldi: liberare Venezia.

Occorre procedere per alcuni chilometri su percorsi accidentati lungo una macchia verde che si snoda su una superficie complessiva di 5000 ettari e copre tutta la fascia costiera di Ravenna. E’ un bosco immenso – viene spiegato al generale - con 500 mila alberi di pino domestico, querce, ontani e pioppi. Sotto il governo un po’ distratto dello Stato e della municipalità, dava sollievo a tanta gente. Il business più redditizio (diremmo oggi) è quello dei pinoli. Se ne raccolgono 700 mila quintali/anno, seguono il legname e il pascolo del bestiame (cavalli, bovini e ovini).

Il reddito complessivo del bosco è di 4000 scudi. Garibaldi chiede più dettagli e l’accompagnatore più istruito, lo informa che la lavorazione dei pinoli incide sul ricavato del bosco per il 75%, contro il 17% del legname. Gli viene spiegato inoltre che il legname Particolare di Punte Albereteè usato per produrre carbonella, per costruire infissi, mobili. Molti pini vengono poi sacrificati per manutenere le palificazioni all’imboccatura del porto di Ravenna. L’uso della pineta è regolato da usi civici, da concessioni municipali e governative ed è per questa ragione che s’incontra gente in giro: guardie pinetali, sorveglianti di bestiame (di proprietà di famiglie benestanti e società), cacciatori, persone del posto con diritto di legnatico (a quel tempo questo diritto era riconosciuto a 2000 persone), incaricati della manutenzione della pineta e pescatori delle vicine valli.  Il bosco presenta zone di sofferenza e degrado.

Ci sono pini secchi e radure dovute alla scorretta sistemazione delle acque, e alle esondazioni del fiume Lamone. L’elevato numero di animali da pascolo e l’abuso nella raccolta della legna hanno fatto il resto. Danni che le bonifiche del XX secolo, il gas metano per il riscaldamento, il mutato senso civico delle popolazioni e le campagne di piantumazione di nuovi pini, non hanno risolto affatto. “Caro Garibaldi, oggi sono sopraggiunti due nemici più subdoli: la subsidenza che affoga le radici e uccide i pini e l’inquinamento atmosferico”. E’ necessario ripararsi con cura per evitare di essere visti e segnalati.

In certi momenti occorre muoversi in silenzio, ricurvi e in mezzo ai rovi. Il gruppetto, giunto nei pressi della pialassa Baiona abbandona la pineta e s’imbarca su un battello per farsi condurre nei pressi del porto di Ravenna, dove cercare un Leggero verso il nord Adriatico. Percorre i canali della pialassa al riparo della canni palustri. Il gruppo procede in silenzio perchè anche questi luoghi sono frequentati da gente “clandestina” dedita alla caccia e alla pesca. La ricerca del porto li conduce in vista della fabbrica vecchia e marchesato; edifici di buona fattura  costruiti a ridosso del canale Corsini. Il luogo si presta per riprendere i contatti con la “trafila”. E’ frequentato da gente conosciuta. I due fabbricati – per chi giunge dalla fabbrica vecchia”.

Altri 48 abitanti del luogo risiedono nelle case lunghe, poco distanti e di proprietà comunale. Nell’edificio della fabbrica vecchia sono presenti una piccola chiesetta, un’osteria, alloggi, l’ufficio del dazio, il cancelliere di sanità, il posto di guardia e il mercato del pesce. Il luogo è frequentato da soldati in uniforme: Garibaldi e Leggero vengono condotti, da Francesco Sarti, al più sicuro capanno da caccia del Pontaccio, in uso ad una società di cacciatori.

Il capanno è in muratura ed ha il tetto in canne palustri. E’ stato ricostruito a poca distanza (1500 metri) dalla fabbrica vecchia, dopo l’incendio del 1844, per essere usato come ricovero attrezzi per la pesca e la caccia in valle.

Garibaldi è inquieto, desidera ancora trovare un’imbarcazione sicura, per dirigersi verso Venezia. Ma consigliato dei patrioti ravennati, ben informati sulla dislocazione delle forze nemiche abbandona l’impresa e  prosegue la fuga verso Ravenna.

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