La "Trafila"

| Martedì, 7 Agosto 1849 |
| Garibaldi nella città di Ravenna
Dal folto delle grasselle sbuca certo Luigi Sanzani detto «Mezzanott» sporco e malmesso, che avrà un ruolo fondamentale. Sumaren lo invita ad unirsi a lui per aiutare «due banditi» e lo conduce al Capanno. Appena alla presenza dei due profughi, «Mezzanott» esclama: «Oh! Garibaldi!». Messo al corrente degli avvenimenti e richiesto se conosceva l'ingegnere Montanari, accetta con orgoglio di portargli subito un biglietto che Garibaldi scrive col lapis, ma rifiuta energicamente qualunque compenso. Nascosto il biglietto fra le suole scucite
di una scarpa, per la strada di Alaggio è In virtù di questo eroismo la «Trafila» si ricollega. Infatti poco dopo le ore 19, Garibaldi vede giungere al Capanno un uomo completamente nudo. E' il Savini - «Jufina» - che, avvertito dall'ing. Montanari, per giungere più presto ha lasciato la strada ed ha attraversato a nuoto le vene di S. Vitale. Arrivano poi il Fabbri - «Spassèl» - e il Matteucci che con «Sumaren» vigileranno, il nuovo percorso.
Son circa le ore 21. Il percorso è stato intorno a 6 chilometri. Alle ore 22,15 giungono con due biroccini Antonio Plazzi, Stefano Ortolani e Gregorio Zabberoni, di Ravenna, e percorrendo la Strada del Molino, lo Stradone di Porto Fuori, l' Argine Sinistro dei Fiumi Uniti a mare, il Cavedone, l' Argine Destro a Monte, la Strada Marabina, la Romea vecchia, l' Argine Sinistro del Savio e la Carraia Sabbioni, verso le ore 1 dell'8 Agosto giungono alla «Masseria Pergami - Belluzzi» di savio, distante circa 21 chilometri dal posto di sosta precedente. (22) Qui i profughi sono accolti premurosamente e ristorati da Regolo Dragoni, milanese, agente di Casa Pergami e da Marco Abbondanzi, guardiano della Fattoria, in attesa che gli amici ravennati possano disporre le cose per condurre i Nostri fuori da ogni pericolo. |
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| Agosto 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8 - 9 - 10 - 11 - 12 - 13 - 14 |